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Non mi avrete mai

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Autore: Gaetano Di Vaio, Guido Lombardi
ISBN: 9788806211073
Paese originale: Italia
Lingua originale: Italiano
Data di pubblicazione: 2013
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La storia che il protagonista narra non è frutto di fantasia,ma è alimentata dai ricordi e dalle esperienze personali realmentevissute da Gaetano Di Vaio, uno degli autori (SalvatoreCapone), pur rappresentata con linguaggio letterario.
Salvatore Capone, l'alter ego di Gaetano Di Vaio, nasce a Scampia, sesto di dieci figli, da padre disoccupato. Le premesse ci sono tutte. A nove anni inizia una brillante carriera che, dai furti di pneumatici, lo porta a gestire una "piazza di spaccio" da tremila dosi al giorno. È una corsa irrefrenabile, la sua, nessun ostacolo frapposto dallo Stato alla sua ascesa riesce a fermarla: scuole, collegi, riformatori, carceri minorili e centri d'igiene mentale. Salvatore sperimenta ogni forma di reclusione fino a Poggioreale, l'Alcatraz napoletano, divenendo maestro nell'arte della fuga. Tanto ad attenderlo, ogni volta, c'è Lucia. Tanto poi si ricomincia. Il romanzo di formazione di un ex delinquente di strada. Una storia vera e rocambolesca di criminalità disorganizzata in una Napoli mai così cruda e irresistibile.

Estratto originale:

«C’aggi’ ’a fà, l’aggi’ ’a mannà o no?»

Penso, penso, penso.

Mi giro nel letto e mi rigiro. Vuless’ piglià suonno, ma

niente, non ci riesco.

– Oh, ma che r’è stasera, tien’ ’a smania? – mi chiede il

Poppo. Sta steso sulla branda sotto alla mia. C’ha ragione,

hanno spento le luci da almeno un’ora.

Fuori è silenzio, manc’ nu rumore.

Un poco di luce viene dal cortile oltre le sbarre, dove

tengono i fari accesi tutta la notte. Lontano si sente un

tossico che si lamenta, chiagne e si sbatte, starà in fondo

al corridoio. Brutta cosa l’astinenza. Meno male che sta

llà abbasc’, è un lamento brutto da sentire.

Basta, aggi’ ’a scennere ’a ccà ncopp’.

Allungo la gamba giú per cercare l’appoggio e quasi azzecco

il piede in faccia al Poppo.

– Scusa, scusa.

– Ma chi sfaccimm’ Stellete’, pure il piede in bocca… –

mi bestemmia.

Il Poppo dorme sotto la mia branda. Nella cella ci sono

quindici brande, quindici detenuti, cinque castelli da tre

brande. Un metro quadrato a testa. Poggioreale.

A costo di cecarsi gli occhi, il Poppo sta con un libro in

mano, cercando di acchiappare un po’ di luce dalla finestra.

– Poppo… che ti stai leggendo? – bisbiglio.

......
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