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Borderò

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Autore: Laura e Federica
ISBN: 978-88-6328-142-2
Paese originale: Italia
Lingua originale: Italiano
Data di pubblicazione: 2012
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Con il film "Tempi moderni" interpretato, diretto e prodotto da Charlie Chaplin, si rimarcava vistosamente il modo in cui i gesti ripetitivi e i ritmi disumani e spersonalizzanti di una catena di montaggio minavano l'esistenza di un operaio meccanico. Era il 1936 e solo la genialità di un grande artista poteva porre i riflettori su alcuni punti di vista che magari al tempo facevano ridere ma riportati al giorno d'oggi fanno riflettere molto e soprattutto fanno cambiare punto di vista.

Quando ho letto per la prima volta il testo di Federica e Laura la prima impressione mi ha riportato immediatamente alla memoria alcune scene di "Tempi Moderni" che oggi vorrei chiamarle "Tempi precursori".
Oggi, a distanza di tempo, mi chiedo che cos'è che accomuna il film di Chaplin con il testo di Laura e Federica?
Sicuramente la sincopaticità con cui si inseguono i ritmi narrativi di una scrittura che non lascia neppure il tempo di respirare, ed ecco che la scena del povero operaio alle prese con una macchina automatica da alimentazione, che dovrebbe consentire di mangiare senza interrompere il lavoro si sovrappone alle due interlocutrici alle prese con un PC che scandisce a suon del tempo che passa il trascorrere di una giornata lavorativa; [14.55.59] [14.56.36] [14.57.14] [14.57.34] e così via.

Altro punto in comune con il film è il contesto sociale: la recessione che attanaglia il Paese: la chiusura delle fabbriche e la conseguente perdita del lavoro che genera da una parte uno stato diffuso di povertà e scontento e dall'altra parte stimola il ricorso ad espedienti non sempre legali pur di portare il pane a casa.

La stessa che succede ancor oggi sotto i nostri occhi: sono in tanti che di punto in bianco si sono ritrovati a non avere più certezze nella vita: la famiglia, il lavoro, la cerchia sociale ecc.

Un grande cambiamento che in quel film ci faceva ridere ma i cambiamenti moderni di oggigiorno non ci fanno più neanche piangere per il semplice fatto che ci hanno sottratto persino il senso di avvilimento.

È con quest'ottica che mi sono avvicinata al senso di rabbia e d'impotenza in cui si sono imbattute le due protagoniste, chiamate a recitare su un palcoscenico chiamato tastiera, dove la scenografia è fatta di eccessi o di assenza totale di punteggiatura e la colonna sonora batte il ritmo dalla barra spaziatrice e del tasto di invio a capo.
Ed ecco che pagina dopo pagina le loro dita si agitano in piena libertà espressiva e danno vita a una rappresentazione in piena regola.
Con la formula della chat, i pensieri delle due donne, contese a volte da parole ostiche come economie di scala (usata in economia per indicare la relazione esistente tra aumento della scala di produzione e diminuzione del costo medio unitario di produzione) penne svolazzanti e Pausa caffè, scoprono il modo in cui sono state "segate" dalla loro vita lavorativa.

Ancora una volta la scrittura è venuta in aiuto a chi ha bisogno di sfogare l'impotenza che sovrasta e ancora una volta la parola si è vestita da medico e medicina per andare in aiuto a chi, approfittando del moderno mezzo di comunicazione, condivide la loro stessa disperazione fatta di numeri e parole che lasciano inciso il segno nell'anima.

Ma è proprio in questo caos variopinto di punti esclamativi e interrogativi che si entra nelle pieghe più intime di queste due donne che, sopravvissute e piene di dubbi, si sono rimesse dignitosamente in piedi e hanno affrontato il loro dramma rafforzando principalmente la loro amicizia, che nel frattempo è diventata sempre più forte.

Vera Ambra

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